Una fotografia è la registrazione, su base chimica od elettronica, della luce che viene riflessa, da un oggetto, su una matrice sensibile alla luce stessa e restituita sotto forma di un’immagine bidimensionale.

Questo farebbe presupporre che la fotografia sia un’emissione diretta della realtà, fino a coincidere con essa. 

Dal punto di vista semeiologico, la fotografia ha, oltre a caratteristiche di icona, essendo un segno che “assomiglia” alla realtà che rappresenta,  una qualità indexicale, cioè è un segno che ha un legame diretto con la realtà stessa, come un’impronta che la luce lascia sul supporto foto-sensibile.

Questo ha portato, soprattutto negli anni ’70 e ’80, da parte di alcune tendenze della critica, a mettere in discussione l’autorialità e l”artisticità” della fotografia, attribuendo all’apparecchio fotografico una sorta di “inconscio tecnologico” (Franco Vaccari).

In realtà la fotocamera è un dispositivo che deriva i suoi principi costitutivi dal modo di dipingere sviluppato dagli artisti del Rinascimento italiano, in particolare dai principi della prospettiva sviluppati nel corso del ‘400.

Questi principi interpretativi sono artificiali, non naturali e sono delle convenzioni per rappresentare il mondo e, i principi ottici e costitutivi della fotocamera e dei suoi apparati si adattano a queste convenzioni.

Attraverso questi meccanismi gli oggetti posti nello spazio tridimensionale sono raffigurati in una superficie bidimensionale.

Rimane comunque la natura ambigua del mezzo fotografico, ancora oggi confusamente percepita come sospesa tra natura e cultura, fra realtà e rappresentazione.

Traccia altamente evocativa del reale e, nel contempo, linguaggio, con i suoi codici che informano la realtà facendone un universo di  significati.

La fotografia è quindi un artefatto anche se la maggior parte delle persone ha la tendenza a guardare, attraverso la fotografia, a ciò che è fotografato, in virtù del fatto che è la più trasparente delle arti visuali.

Pur essendo vero che la fotografia ha una connessione unica ed automatica con la realtà, mediata dal mezzo tecnico con i suoi meccanismi ed impostazioni che tende a fare prevalere, è in realtà il fotografo che, in ultima analisi, imposta e governa questi meccanismi.

Attraverso le modalità tecniche del procedimento fotografico (inquadratura,  messa a fuoco, tempo di esposizione, diaframma..) il fotografo richiede alla fotocamera un risultato che abbia una forma il più vicino possibile all’immagine che aveva voluto ottenere.

I fotografi non si limitano a copiare la natura ma la metamorfosano.

In ogni fotografia contempliamo lo sguardo di qualcuno sul mondo e non il mondo stesso, e sia il processo di esecuzione che l’analisi del risultato ci portano a porci degli interrogativi, ad un’attività di riflessione e di rivelazione.

Dall’epoca della sua invenzione la fotografia è servita come mezzo per documentare, capire ed interpretare i mondo.

Permette un modo di vedere il mondo che è un modo diverso da quello che si ha normalmente: diceva Diane Arbus: “ci sono cose che nessuno avrebbe visto se non le avessi fotografate”, e Garry Winogrand: “fotografo per vedere come sono le cose dopo che sono state fotografate”.

Tuttavia, a causa della sua qualità di trasparenza, la maggior parte delle persone si ritiene libera di esprimere giudizi relativamente alla fotografia  in modi che non userebbe nel giudicare altri tipi di arte.

“La fotografia è una lingua straniera che tutti pensano di parlare” (Philip-Lorca di Corcia).

La fotografia condivide con la poesia un fattore fondamentale: costruisce le sue immagini con mezzi che chiunque utilizza per gli scopi più banali, come la poesia costruisce le sue strutture, le sue musicalità e significati, con lo stesso linguaggio usato per banalità, chiacchiere oziose o bugie.

La fotografia deve essere intesa come un intero corpo, al cui interno ci saranno le fotografie “documentarie” e quelle “artistiche”, che, come per l’intero corpo della poesia, rivela in una varietà di modi la tensione che può esistere tra il nostro senso del mondo e il modo in cui un linguaggio può esprimere quel senso. A quel punto non giudicheremo le fotografie più o meno veritiere ma più o meno coerenti ed efficaci riguardo a quella modalità di espressione (Tod Papageorge).

L’idea che la fotografia sia un linguaggio universale e che noi siamo tutti visivamente colti non è corretta.

Tutti sono in grado di estrarre alcuni livelli molto basici di informazioni da una fotografia ma dobbiamo imparare come funzionano le immagini e come sono costruite.

“Fotografare non è vedere: fotografare è fotografare” (John Szarkowski).

(Testo a cura di Mauro Previdi)

Bibliografia: John Szarkowski: The Photographer Eye. MOMA 1966

Stephen Shore: The Nature of Photographs. Phaidon 2007

Ruggero Eugeni: Analisi semeiotica dell’immagine. ISU 2004

Tod Papageorge: Core Curriculum. Aperture 2010