Il livello iniziale, con cui si approccia la lettura di una fotografia o di un’opera d’arte in generale, possiamo definirlo di alfabetizzazione, o di istruzione, visuale: la capacità di leggere e decodificare le immagini visuali,”attraverso l’uso e la trasformazione di vari tipi di simboli” (Gardener).

E’ la capacità di decodificare i simboli visivi in significati, cioè la capacità di interpretazione del testo visivo.

Questi simboli sono articolati attraverso il linguaggio visivo che caratterizza le forme d’arte, attraverso le loro qualità formali, tecniche ed espressive.

Noi interpretiamo le immagini visuali attraverso i sensi, le emozioni e il pensiero.

Si tratta di un’attività cognitiva.

Dice Rudolf Arnheim: “Ogni percezione è anche pensiero, ogni ragionamento è anche intuizione, ogni osservazione è anche invenzione”.

L’istruzione visuale comprende la conoscenza della pratica e della tecnica della fotografia, la conoscenza dei meccanismi del linguaggio visuale, della storia della fotografia e dell’estetica.

Il primo approccio ad una fotografia, sia da parte dell’autore che da parte     dell’osservatore, è quello di identificarne il soggetto.

Per quanto riguarda l’osservatore si tratta quindi di effettuare una sorta di processo di identificazione con le intenzioni dell’autore che ci portano a chiedere cosa abbia interessato il fotografo, come lo abbia rappresentato  e perché abbia avuto questo interesse.

Il fotografo, al contrario del pittore, che può costruire un’immagine che si adatti alla sua concezione di quel soggetto, deve scoprire quest’ultimo nelle infinite opportunità che il mondo gli offre, all’interno delle possibilità del suo mezzo tecnico..

La maggior parte della letteratura sulla storia dell’arte si basa sull’assunzione che il soggetto esista indipendentemente da, e prima, dell’immagine.

Ciò suggerisce che l’artista inizi con il suo soggetto e che poi faccia qualcosa, lo deformi, intervenga su di esso secondo il suo stile personale.

Questo non è vero per qualsiasi mezzo l’artista utilizzi ma, in particolare, non lo è nel caso della fotografia, dove l’intero sforzo dell’artista è diretto verso il problema di definire precisamente cosa sia il suo soggetto (John Szarkowski).

Mentre il pittore utilizza un metodo creazione dell’immagine basato sulla sintesi (procedimento che, partendo da elementi semplici o parziali, giunge ad una rappresentazione complessa ed unitaria), il fotografo si basa su un procedimento di selezione.

Se il problema del pittore è creare un ordine e un significato a partire dalla tela bianca, quello del fotografo è di trovarli all’interno di un mondo già esistente.

Fotografare consiste nel circoscrivere con una cornice una porzione del proprio cono visivo ed il soggetto di una fotografia è qualsiasi cosa sia contenuta all’interno di questa inquadratura.

Da ciò deriva che l’atto centrale dell’inquadratura comporta un concentrarsi anche sui margini dell’immagine e sulle forme create da questi.

I bordi di una fotografia raramente sono netti. Spesso ci sono porzioni di figure, di edifici, di elementi del paesaggio che vengono troncati, lasciando delle forme che non appartengono al soggetto principale ma appartengono all’immagine, al suo equilibrio e alle sue proprietà, entrando quindi anch’essi nella definizione complessiva del soggetto di quella  fotografia.

Il vero soggetto di una fotografia (o di un dipinto) non è solo ciò che vi è rappresentato ma  è lo sguardo del fotografo (o pittore) sotteso a quell’immagine, e la definizione finale di quel soggetto dipenderà dalle scelte tecniche che l’autore sceglierà di imporre al proprio mezzo e alle modalità di “trasmissione” di questa immagine allo spettatore: stampa, schermo, colore, bianco e nero,..  (non si possono dire cose uguali in modi diversi..).

Nella lingua italiana il termine “soggetto” di una immagine  può risultare ambiguo, mentre nella lingua inglese esistono due termini che più precisamente descrivono quello che è il contenuto di una immagine.

Il subject matter, che possiamo tradurre con l’”oggetto” di un’immagine, corrisponde al contenuto descrittivo, fattuale, dell’immagine stessa, quello che Roland Barthes ha definito l’aspetto denotativo.

Comporta il semplice riconoscimento di quello che stiamo guardando, che viene interpretato a livello letterale.

Il subject, il “soggetto” propriamente detto, rappresenta invece l’argomento, il tema dell’immagine ed ha un contenuto interpretativo. Barthes l’ha definito l’elemento connotativo.

E’ il riflesso di un processo più ampio e profondo di significazione, condizionato da elementi culturali relativi ad una determinata epoca e contesto.

Spesso nella fotografia contemporanea (e ciò vale anche per altre forme espressive) il soggetto vero della fotografia è la fotografia stessa, l’atto di vedere e di rappresentare.

Come dice Guidi Guidi fotografare è designare, che vuol dire sia indicare ma anche significare.

Venendo all’analisi di un’immagine possiamo considerarla un’oggetto concreto disponibile ad un’attività di esplorazione visiva e di interpretazione da parte dell’osservatore.

L’immagine viene considerata un testo visivo, un tessuto di segni funzionale ad un processo interpretativo rivolto allo spettatore.

Questo processo consiste in un gioco a tre termini: gli stimoli grafici dell’immagine; l’universo di conoscenze e competenze comuni a chi ha costruito l’immagine ed il suo spettatore; l’attività interpretativa dello spettatore stesso.

Le componenti grafiche dell’immagine, costituite dalla propria superficie di linee, forme, texture, colori, etc, costituiscono gli elementi per il livello plastico dell’analisi, che rappresenta un linguaggio già significante, indipendentemente dal riconoscimento di una figura del mondo reale.

Possiamo riconoscere forme massicce, leggere, fluide, solide. Colori caldi, colori freddi.

Configurazioni equilibrate o squilibrate, statiche o dinamiche. Forme di pesi diversi, in relazione alla loro conformazione e collocazione nello spazio dell’immagine.

Il livello di analisi successivo è il livello figurativo che esamina l’immagine in quanto capace di rappresentare iconicamente elementi del mondo naturale.

Ad un’estremo di questa figuratività ci sono l’astrazione, in cui i tratti dell’immagine divengono così diradati da non essere più riconoscibili come oggetti reali, dall’altra parte abbiamo l’iconizzazione, o l’iperrealismo, in cui si assiste alla ricerca estrema ed enfatizzata del senso di realtà.

Quando in un’immagine prevale l’oggetto rappresentato, quest’immagine rappresenta una “finestra” sul mondo ed il mezzo tecnico ha la sua massima trasparenza.

Quando, viceversa, quello che prevale non è più l’oggetto o la scena rappresentata, ma il fatto che quello che ci troviamo davanti è un artificio, avremo la massima opacità del mezzo e la massima rivendicazione dell’autore come responsabile della produzione dell’immagine (mediante l’utilizzo di cornici, porte , finestre, vignettature, autoritratti puri o indiretti, come ombre proiettate dal fotografo o parti del corpo di questo che compaiono nell’immagine… ).

Accanto a questi elementi comuni a tutti tipi di immagine, ce ne sono di specifici e peculiari della fotografia: la luce e la fotocamera.

La luce, che rappresenta l’elemento fondante della fotografia, determina la produzione di un’immagine che descrive il mondo in uno spettro tonale che va dalle alte luci del bianco totale, alle ombre più scure, fino al nero assoluto.

La fotocamera interviene con i suoi meccanismi di controllo, in particolare con il tempo di scatto e l’apertura del diaframma che condizionano il fuoco, la profondità di campo e il congelamento o meno del movimento del soggetto.

Questo oltre all’inquadratura, che ha già determinato la scelta e la definizione del soggetto stesso.

1) Luce:  Quale tipo e fonte di luce è stata utilizzata?: naturale, artificiale; come condiziona la fotografia?

Qual’è la direzione della luce

Caratteristiche: dura, morbida; ombre sottili o profonde; le luci e le ombre creano un motivo?

2) Fuoco: è una caratteristica peculiarmente fotografica, creata dalla messa a fuoco e dalla profondità di campo. Definendo un determinato piano focale il fotografo  contribuisce a creare una gerarchia  visiva nel soggetto inquadrato e a definirne il significato, concentrando o meno l’attenzione dell’osservatore..

3) Tempo: Il tempo della fotografia è sempre il presente e, anche quando allude al  passato, attraverso i suoi residui che sopravvivono, e al futuro, attraverso le  profezie visibili nell’attualità, lo fa solo in relazione al presente. Per dirla con  Agostino di Ippona: la memoria è il presente del passato, il futuro è l’attesa presente di qualcosa che sarà, il presente è l’attenzione presente a qualcosa  che è (ed è questa la visione che fotografando possiamo tradurre in immagine).

 Il “momento decisivo” non è un climax drammatico ma visivo.

La fotografia arresta in un’immagine statica il flusso continuo del mondo ed in  questo delinea un nuovo significato, un significato fotografico. 

 Mentre un dipinto o un disegno possono descrivere un momento ed un luogo particolari, questo può essere fatto solo nel corso del tempo attraverso la percezione ed il ricordo dell’artista. Il fotografo e la fotocamera, al contrario, devono essere “lì” in quel momento per poter creare l’immagine e la  “thereness” ( come la chiama Gerry Badger) è una delle caratteristiche uniche della fotografia.               

Descrivere il senso del tempo che deriva dall’immagine: sembra un’istantanea presa al volo o c’è una sensazione di tempo fermo, sospeso?

Gli altri caratteri della fotografia (composizione, tecnica, contenuto, stile..) come condizionano la resa del tempo?

4) Movimento: condizionato soprattutto dal tempo di esposizione; può congelare o rendere mossa l’immagine  e questo condiziona il modo in cui     interpretiamo l’immagine stessa .

5) Punto di vista (di ripresa): La fotografia è un’immagine piatta, bidimensionale e questo  determina che lo spazio tridimensionale è proiettato monocularmente su un piano, creando delle relazioni che non   esistevano prima che fosse fatta la fotografia. Ogni cambiamento nel punto di ripresa determina cambiamenti in   queste relazioni.

Il punto di vista è da intendere sia in senso letterale che  metaforico: rappresenta la posizione del fotografo mentre  effettua la fotografia e ciò condiziona in  modo determinante  l’attitudine che ha verso il soggetto.

Dove era il fotografo quando ha effettuato lo scatto e in che  posizione rispetto al soggetto?

Come era orientata la fotocamera?

Come condiziona il punto di vista il risultato finale   dell’immagine?

6) Inquadratura: definisce il soggetto della fotografia. Graficamente l’inquadratura determina la composizione, perché gli occhi dell’osservatore seguono il movimento visivo creato dalle linee, dalle forme e dagli angoli  dell’immagine. Le informazioni incluse nell’inquadratura determinano come leggiamo l’immagine.

Oltre a ciò che viene incluso cosa è stato escluso?

7) Crop /ritaglio:  Che effetti ha il crop sulla composizione? Come aiuta a porre attenzione su ciò che il fotografo vuol dire? Come cambia la percezione del soggetto?

8) Tecnica:  Che tipo di fotocamera è stato usato? Analogico, digitale, piccolo, medio, grande formato?

Tecniche di stampa o di fruizione elettronica.

Quali effetti hanno gli aspetti tecnici sul risultato finale ?

Cosa ci dicono gli aspetti tecnici riguardo le abitudini di lavoro  e l’estetica   del fotografo?

9) Forme: forme create dagli oggetti, figure, ombre.

Ci sono forme definite? ( cerchi, quadrati, rettangoli, triangoli..)

Ci sono forme ed echi di forme nelle ombre?

Come influenzano le forme l’equilibrio e la struttura dell’immagine?

10) Linee: le linee sono i bordi tra le forme.

Come sono delineate le linee all’interno dell’immagine?

Individuare i caratteri delle linee: spesse, sottili, curve, diritte, diagonali,        circolari..

Come influenzano l’esperienza visiva dell’immagine? Attivano, calmano,       unificano?

11) Angoli: Individuare gli angoli creati dall’intersezione tra le linee e le forme; che direzione hanno e dove portano lo sguardo?

12) Colori e toni: Che sentimenti inducono? Che carattere impongono all’immagine?

13) Motivi: motivi di forme visuali (forme, linee, colori, toni, luci, ombre) creano equilibrio e struttura nella composizione e sottolineano l’idea di fondo dell’immagine.

Individuare i motivi; creano ritmo ed enfasi?

Come sono i motivi: forti, silenziosi, pesanti, delicati…

 Su cosa portano l’attenzione?

14) Profondità: in un’immagine bidimensionale la profondità è un’illusione. Può essere creata dalla prospettiva con linee ed angoli che portano l’attenzione su un punto distante.

Può derivare da aree di luce ed ombra o dalla chiarezza di certi dettagli e dal fuoco.

Qual’è il senso di profondità dell’immagine? Sembra piatta o           tridimensionale?

15) Composizione: considerati globalmente, le forme, le linee, gli angoli, i colori, i toni,  i motivi e la profondità dell’immagine creano la composizione.

Figure ed oggetti sono considerati lo spazio positivo; considerare                       anche lo spazio negativo.

Considerare come la composizione tiene occupato lo sguardo. Da cosa sono attratti i tuoi occhi?

Considerare come le forme interagiscono tra loro.

16) Soggetto: tutti gli elementi di una fotografia portano l’attenzione dell’osservatore sull’oggetto (soggetto concreto) e sul soggetto (soggetto astratto).

17) Sfondo: lo sfondo crea un contesto per la fotografia ed è importante proprio perché contribuisce al significato dell’immagine. In che modo è connesso al  soggetto?

18) Primo piano: è l’area davanti al soggetto. Può influenzare l’umore della fotografia e l’accesso dell’osservatore al soggetto. Può creare un senso di distanza  dal soggetto e  può contribuire a creare il senso della dimensione.

19) Persone: Cosa stanno facendo e perché?

 Qual’è la loro espressione e che cosa provano?

Come sono vestiti? Cosa possiamo dire del loro lavoro, della loro età, della loro origine, della loro epoca..

Gestualità; posa; carattere.

20) Storia: cosa succede nell’immagine e cosa può essere successo prima e dopo?

Qual’è il luogo e l’epoca della fotografia?

21) Umore, sensazione: qual’è il sentimento che suscita l’immagine?

Quali elementi della fotografia suscitano questa sensazione?

22) Simboli, metafore: ci sono simboli nell’immagine? Potrebbero appartenere ad altre culture?

C’è qualcosa che potrebbe essere letta come una metafora?  

E’ l’intera immagine che può essere un simbolo o una metafora di uno   stato mentale o di un movimento  culturale?

23) Stile: c’è uno stile riconoscibile nell’immagine e nelle altre immagini dello stesso autore?

24) Genere: basandosi sullo stile e sul contenuto si può attribuire un genere alla fotografia? Foto personale, pubblicità, giornalismo, moda, documentario, concettuale, narrativo, figurativo…

25) Intenzioni: lo stile, il contenuto e l’uso dell’immagine possono indicare lo scopo del fotografo nel fare quell’immagine. Accanto a questo possono esserci varie risorse per approfondire questo aspetto (monografie, mostre, articoli…).

26) Significato: mettendo i insieme tutti gli elementi di una fotografia si può arrivare a decodificare il suo messaggio ed interpretarne il significato.

L’immagine allude ad altri lavori artistici? Si colloca in una particolare tradizione?

Guardando l’immagine noi sintetizziamo le nostre risposte sensoriali, emozionali ed intellettive in significati.

Inoltre noi costruiamo un dizionario visuale, un deposito mentale di immagini che servono come definizioni quando compariamo e mettiamo in confronto le immagini che vediamo.

(Testo a cura di Mauro Previdi)

Bibliografia: Terry Barrett: Criticizing Photographs. McGraw Hill 2012

Gerry Badger: The Pleasure of Good Photographs. Aperture 2010

David Bate: Il primo libro di fotografia. Einaudi 2017

Ruggero Eugeni: Analisi semiotica dell’immagine. ISU 2004