_DSC6630

New Topograhics: Photographs of a Man-altered Landscape

Mostra tenutasi a Rochester nel 1975, presso la George Eastman House, a cura di William Jenkins che selezionò dieci giovani fotografi, otto statunitensi, Robert Adams, Lewis Baltz, Joe Deal, Frank Gohlke, Nicholas Nixon, John Scott, Stephen Shore e i due coniugi tedeschi Bernd e Hilla Becher. Ogni fotografo presentò dieci stampe.

 

La mostra costituì un momento importante nella storia della fotografia, configurando un approccio più distaccato e meno spettacolare alla rappresentazione del paesaggio che, negli Stati Uniti, fino a quegli anni, era dominato dal lirismo di artisti come Ansel Adams, Minor White, Paul Caponigro, ed Edwar Weston, tendenti alla celebrazione di una natura non violata dall’uomo.

 

Nel 1975 questi fotografi innovatori concentrano la loro attenzione sul rapporto tra il paesaggio naturale  e l’intervento sempre più invasivo dell’uomo, con un’attenzione quindi sia agli aspetti sociologici che alla nascente sensibilità ambientalista.

Mentre nella fotografia di Ansel Adams e Edward Weston si cerca di evitare le tracce della presenza umana, qui queste tracce vengono evidenziate e cercate, anche in luoghi che dovrebbero essere incontaminati.

Ci sono pali del telefono, case mobili, case a schiera, parcheggi, bungalows, motels, autostrade.

Il paesaggio è riletto a partire dalla sua rilevanza sociale, sottolineandone la relazione con l’esperienza dell’uomo che lo percorre, lo vive e lo percepisce, prendendone in considerazione anche aspetti marginali, banali e non coinvolgenti da un punto di vista emozionale, ma importanti alla luce del loro significato nella vita quotidiana.

Non è difficile riconoscere i soggetti di queste fotografie, è più difficile leggerli ed interpretarli.

L’osservatore di fronte a queste immagini cerca inutilmente elementi espressivi, narrativi od estetici e non può fare altro che prenderle per quello che sono e cercare di immaginare quello che dicono o significano.

Per quanto riguarda la mostra non c’erano precedenti né modelli che trattassero l’ambiente costruito come soggetto in se stesso, soprattutto impostato in modo da evitare sentimentalismo e soggettività, evitando di prendere gli elementi di questo ambiente come simboli di bellezza e prosperità come era stato fatto in passato.

Il terreno culturale comune agli autori della mostra si può ricondurre soprattutto a due  fotografi che li hanno preceduti: Ed Ruscha, con il suo minimalismo concettuale ( Twentysix Gasoline Stations, 1962; Every Building on the Sunset Strip, 1966)  e in particolare  Walker Evans (American photographs, 1938).

Walker Evans ha costituito un punto di riferimento per questi giovani fotografi, delineando una sorta di ciclo generazionale che lo vede figura ispiratrice, come per lui erano stati i fotografi che avevano fatto parte della campagne di esplorazione topografica del West americano nella metà dell’800, come Mathew Brady, Timothy O’Sullivan, Carleton Watkins.

 

Questi Nuovi topografi cercano di ripercorrere gli stessi luoghi che avevano percorso i “vecchi” topografi, in un territorio che non è più vergine ma con lo stesso sguardo neutro, privo della retorica e della visione romantica del pittoresco e del sublime, con uno sguardo che presuppone un atteggiamento scientifico, votato alla ricognizione oggettiva del territorio.

L’uomo non è direttamente presente in queste fotografie se non attraverso i segni, le costruzioni, gli interventi che ha compiuto sull’ambiente.

Gli abitanti di questi luoghi sono stati ritratti, negli stessi anni, da Bill Owens (Suburbia, 1973) che ne ha sottolineato, con uno sguardo ironico, l’inconsapevole accettazione di una situazione socio-ambientale apparentemente florida e felice ma che contiene i germi di un progressivo degrado.

 

Da un punto di vista linguistico i Nuovi Topografi si caratterizzano per scelte comuni: tutti, tranne Stephen Shore, operano in bianco e nero, al fine di porre un’ulteriore impronta di oggettività, di non partecipazione emotiva, tanto dell’autore quanto dell’osservatore.

Le immagini sono proposte in maniera seriale, non valorizzando l’immagine singola, evitando il carattere di “momento decisivo” o di “scatto eccezionale”, sottolineandone altresì l’aspetto progettuale.

Le inquadrature sono spesso frontali e si traducono in un’accentuazione delle linee geometriche che caratterizzano i soggetti ripresi.

Lo stile scelto è quello “stile documentario” teorizzato da Evans, con una apparente anonimità e distacco, non scevro da ironia.

 

Questo tipo di fotografia non è tanto un’affermazione sul mondo attraverso l’arte ma piuttosto un’affermazione sull’arte attraverso il mondo. I Nuovi topografi non vogliono tanto indagare le case, il deserto, le strade, gli alberi, quanto vogliono fare un discorso estetico sulla fotografia di paesaggio e sulla “natura costruita dall’uomo”, sulle modificazioni che l’uomo ha determinato a scapito delle risorse naturali.

(Testo a cura di Mauro Previdi)

 

 

Bibliografia:

  • Robert Adams et al, New Topographics 2009 Steidl
  • Walter Guadagnini, Una storia della fotografia del XX e del XXI secolo 2010 Zanichelli
  • Robert Hirsch, Seizing the Light, a Social and Aesthetic History of Photography 2017 Routledge