Il dadaismo come fattore contributivo all’artisticità della fotografia

 

E’ abbastanza singolare che la natura ontologica della fotografia, in particolare il suo statuto artistico, siano stati influenzati soprattutto  da elementi estranei alla fotografia stessa, e cioè da letterati, pittori, filosofi, semiologi…

Prenderemo in considerazione due dei più famosi di questi personaggi: Charles Baudelaire e Marcel Duchamp.

 

Nella sua famosa invettiva del 1859, tesa a dimostrare l’inferiorità della fotografia rispetto alla pittura, anzi l’impossibilità di poterla considerare un’arte,   il poeta Charles Baudelaire imputava alla fotografia stessa, da una parte, l’eccessivo realismo, essendo una copia esatta della natura, e dall’altra, la mancanza di capacità tecniche per realizzarla, divenendo “rifugio di tutti i pittori mancati”.

 

Spetterà alla rivoluzione dadaista , in particolare alla teorizzazione del ready-made da parte del pittore-artista Marcel Duchamp a partire dal 1913, ad invertire i termini della questione e a determinare indirettamente l’ingresso della fotografia, a pieno diritto, nel mondo dell’ arte.

Questo avvenne non tanto trovando in alcune caratteristiche della fotografia elementi che potessero farla competere con le peculiarità della produzione artistica, in particolare della pittura (come avevano tentato i pittorialisti classici, imitando sia gli aspetti esteriori della pittura stessa, in particolare i suoi effetti “impressionistici”, con immagini “sfumate”, con una gamma tonale limitata e dalle qualità atmosferiche suggestive,  ma soprattutto la logica che sottende alla pittura, cioè la logica del quadro, che presuppone per la sua esecuzione una manualità e una reinterpretazione della realtà da parte dell’autore) ma ribaltando i criteri stessi di artisticità.

E’ l’arte che deve richiamarsi ai caratteri della “fotograficità” per poter essere definita arte: il ready-made non è fatto ma è scelto; non necessita di manualità; esibisce direttamente la realtà senza intervento da parte dell’autore; è l’atto mentale, concettuale, della scelta a caratterizzarne il principio di artisticità.

Sono esattamente gli stessi criteri che Baudelaire aveva indicato  come “prove” per negare che la fotografia potesse essere qualcosa di più di una semplice supporto per il processo creativo artistico.

Ora questi stessi criteri vengono utilizzati in positivo, vengono richiesti perché l’arte possa chiamarsi tale.

A ciò si aggiunga la logica della decontestualizzazione, comune sia alla fotografia, che di fatto “isola” una porzione di realtà dal contesto generale che la contiene, conferendole un’ importanza e una dignità autonome, sia all’arte del ready-made, che ricolloca un oggetto comune, prelevato dalla realtà quotidiana, nel nuovo contesto dell’esposizione museale (paradigmatico sarà il caso di Fontaine di Duchamp, del 1917, in cui un orinatoio montato rovesciato su un  piedistallo e presentato ad una mostra d’arte, e fotografato da Alfred Steiglitz, creerà un nuovo modo di pensare quell’oggetto e un nuovo modo di concepire l’arte, che da quel giorno non sarà più la stessa).

Venendo meno i normali rapporti che legano l’”oggetto trovato” con l’ambiente da cui proviene, questo acquisisce un diverso significato e una diversa dignità.

Con ciò si attua un’operazione di “straniamento” che accomuna l’arte dadaista e la fotografia.

(Straniamento: artificio letterario che ha lo scopo di far uscire il lettore dall’automatismo della percezione, creando una speciale percezione dell’oggetto, una “visione” di esso e non un solo riconoscimento. Quando una cosa è “estraniata” la cosa non viene chiamata con il suo nome ma viene descritta come se fosse vista per la prima volta, presentandone lati inediti. Questo si può ottenere sul piano linguistico con descrizioni inconsuete di oggetti, persone o situazioni (utilizzando per es. termini aulici per descrivere elementi “bassi” o comuni, oppure descrivendo in maniera comica qualcosa di solenne; oppure utilizzando una focalizzazione o un punto di vista particolari, che osservano gli eventi narrati da una prospettiva particolare) oppure,  analogamente, sul piano figurativo delle immagini, o sul piano della recitazione, ad es. nel teatro di Brecht in cui l’attore non si identifica nel personaggio ma lo descrive al pubblico dall’esterno, per indurre una riflessione critica sulla realtà descritta).

 

Fotografia e ready-made non hanno in comune caratteristiche fisiche ed esteriori ma ne condividono i principi identitari.

“La fotografia sembra un quadro ma funziona come un ready-made” (C.Marra)

 

La fotografia riesce ad interpretare perfettamente, nel visivo, il progetto dadaista di sostituire l’arte con la vita, o meglio, a  rendere arte la vita stessa.

La tradizionale artisticità viene sostituita dal concetto di esteticità.

L’arte, il cui termine deriva strettamente da quello di capacità tecnica con l’esito nella creazione di oggetti concreti, visibili, viene sostituita dall’estetica, in cui prevale la nozione fenomenologica di accentuazione delle facoltà sensoriali, connesse alla dimensione soggettiva della percezione.

 

A ciò si aggiunga che, quello che conta, è il coefficiente mentale che premettiamo a qualsivoglia esperienza, la quale può seguire il suo normale decorso pratico-utilitario, ma può anche essere dirottata, “straniata” su altri binari, e allora, anche senza che nulla muti nel suo assetto fisico, essa entra nella sfera del valore estetico.

 

L’evoluzione di questi concetti e gli sviluppi che avranno nel corso della storia della fotografia, saranno molteplici e non lineari, con flussi e riflussi, ripensamenti e rivalutazioni, in particolare verso le correnti della fotografia concettuale e performativa o nella recente corrente del neo-pittorialismo.

Rimangono comunque questioni basilari che hanno improntato tutti gli sviluppi successivi della pratica e della teoria fotografica e  dell’arte in generale.

 

(a cura di Mauro Previdi)

 

 

Bibliografia:

  • Claudio Marra: Fotografia e pittura nel Novecento (e oltre). Bruno Mondadori 2012
  • David Bate, La fotografia d’arte. Einaudi 2018
  • Lynne Warren (ed): Encyclopedia of Twentieth-Century Photography. Routhedge 2006